Giusto per riprendere un paio di questioni legate al vivere senza uomo in casa, inizio col sottolineare che il principale problema in casa nostra riguarda l’ordine. E il suo mantenimento.

Una delle frasi tipiche di mio papà è sempre stata: “Se te gavessi Pra dea Vae, no te bastaria comunque!” (tradotto: “Se anche avessi Prato della Valle, non ti basterebbe”). Ora, il Prato della Valle, elemento caratteristico di Padova, è una della più grandi piazze d’Italia. Il suo invito ulteriore era quello di andare a vivere in un monolocale per un po’, così, giusto per esercitare la dote dell’essenzialità.

Questa è solo una parte di Prato della Valle.

Fortunatamente, la nostra casa è abbastanza grande, con due camere. In una ci dormiamo, l’altra era perfetta per farci una stanza per i vestiti, per le scarpe, praticamente ancor meglio di una cabina armadio… Peccato che io sia andata a vivere con un uomo che, paradossalmente, ha il doppio dei vestiti di una donna. Quindi quella camera è diventata sua. Di mio, dietro la porta ci stanno al massimo l’asse da stiro, uno stendino, e c’è addirittura un angolino per l’aspirapolvere. A onor di cronaca preciso che c’è stato un periodo in cui l’asse da stiro faceva da complemento d’arredo in salotto, visto che “non c’era spazio per lui” lì dentro.

Ecco Fabian che monta i mobili da seduto.

Di Ale ho imparato da subito che la sua velocità durante le gare è inversamente proporzionale alla velocità nella vita quotidiana: le tempistiche del suo “faccio dopo” variano dai tre giorni… ai tre mesi! Così è stato anche per il riordinare quella camera (perché ovviamente, oltre al faccio dopo, c’era il “Tranquilla, lo faccio io”).

Ma io sono una da “tutto e subito”, il che faticava a coesistere con il caos cosmico che regnava lì dentro. Al che ad aprile ho deciso di fare un’azione sovversiva, prendendo in mano la situazione: quando Ale è partito per un mese e mezzo di ritiro, sono andata all’Ikea e ho fatto a modo mio (con il senso di colpa che mi accompagnava perché sapevo che lui non avrebbe approvato, e mi risuonava già in testa il suo “Ti avevo detto che avrei fatto io… Potevi aspettarmi”). Ed ecco qui il problema trasporto e montaggio mobili. In questo caso si trattava di due armadietti e una scarpiera. Mi ritengo fortunata però, perché nella fase del “portare su” ho sempre beccato sulle scale aitanti giovani vicini che mi hanno aiutata, mentre per quanto riguarda il montaggio, al di là di qualche ininfluente errore di poco conto (spero!), nonostante le difficoltà mi sono sempre rivelata all’altezza della situazione. Per errori di poco conto intendo quando ti avanzano un paio di viti (e non erano pezzi di ricambio!), o quando alla fine ti accorgi di aver montato buona parte della struttura al contrario, e ti tocca rismontare tutto. Nella mia azione sovversiva, dovevo per forza arrangiarmi da sola, anche se più volte stavo per mettermi a piangere e invocare l’aiuto di mio papà. L’unico cedimento è stato una chiamata a mio fratello, visto che non riuscivo ad avvitare fino in fondo delle viti: “Maaaaaa…. Tu non è che passeresti di qua un attimino solo…?”.

Avrei voluto tenere segreta la cosa e fargli una sorpresa, al suo ritorno. Ma ho scoperto che il Karma esiste e, soprattutto, colpisce sempre. Stavo per concludere il mio terzo montaggio, senza danni, quando nell’incastrare due tubi di plastica flessibili, uno di questi mi è scivolato e rimbalzato con forza sul mento. Dopo qualche attimo di smarrimento, confusione e imprecazioni varie, arriva la sua chiamata Facetime. Io avevo le lacrime agli occhi e già un bozzo nero sotto il meno. Non volevo neanche rispondergli. Invece poi gli ho detto: “Guard, arrabbiati pure perché ho fatto tutto senza dirtelo… Ma sappi che sono stata già sufficientemente punita…”.

La faccia soddisfatta sia per aver montato una scarpiera, o il ghigno davanti alle dolorose conseguenze della mia azione sovversiva??

Quando uno si mette a ridere e ti dice “Così impari!” capisci che, di nuovo, CONALENONVALE (…però almeno la casa è in ordine).

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