Non ho mai avuto particolari problemi ad affrontare un’interrogazione o gli esami all’Università; andavo lì relativamente tranquilla, certo con un po’ di adrenalina, ma quella buona. Ora invece non reggo più molto bene le emozioni forti. Adesso sto proprio male. Delle volte mi è venuta anche la febbre. Fatto sta che vedere le sue gare mi fa venire ogni volta i buchi allo stomaco, la tachicardia, il respiro affannoso… praticamente un attacco di panico! E per fortuna le fa lui, e io devo limitarmi a vederle! In realtà lui dice che, mentre gareggiando quest’adrenalina la sfoghi, da spettatore non riesci, la tieni tutta dentro. Motivo per cui la sera delle gare sono più stravolta e priva di forze io di lui.

Modalità: Sorridi, così nessuno si accorge che sei agitata e hai mal di pancia da ore…

Va un po’ meglio quando assisto dal vivo, quando sono lì anch’io: almeno urlo un po’, corro per spostarmi dalla partenza alla zona cambio, al traguardo, insomma, nonostante il battito accelerato e l’eccitazione continua, almeno una parte di ansia la sfogo. Ma quando sono a casa davanti al pc non è che posso urlare come una pazza o camminare tra le camere con l’ipad (anzi… sì, il camminare tra le camere con l’Ipad lo faccio). Ammetto che alcune volte non sono riuscita a vederla tutta: cercavo cose da fare e scuse per distrarmi. Un giorno ero dal medico (visto appunto che avevo la febbre), e il mio amico Giulio mi aggiornava via messaggio (lui era in Brasile, per dire); ero agitatissima, avevo il battito a mille, ma per fortuna non stavo guardando: “Ora è rientrato nel gruppo davanti. – Adesso deve solo non far cazzate. – Ecco appunto…Fatta. È andato lungo contro le transenne in curva. – Ok, ma si è rialzato ed è rientrato subito. – Tranquilla, è lì davanti.” Non oso immaginare se l’avessi visto cadere. Ma di solito, anche se gareggia a notte fonda, non riesco a dormire tranquilla, come niente fosse: una volta non mi ero messa la sveglia apposta, non volevo vederlo. Mi sono svegliata due minuti prima dello START e ho finito per guardarmela tutta, a letto, per riprendere sonno alle sei del mattino.

L’ansia d prestazione di Fabian nel pre IM 70.3 di Pescara, 2017

È difficile dall’esterno capire cosa si prova ad avere LUI lì, in ballo, che gareggia per vincere mettendoci l’anima e il corpo. Non è come per un appassionato che guarda il suo sport preferito, poi spegne la tv e torna alla sua vita. No, per me quella è la mia vita. Perché quando spengo triathlon.org poi devo trovare qualcosa da fare per ammazzare il tempo, prima di riuscire a sentirlo, per saper come sta. Passa almeno un’ora, lui deve tornare in hotel, sistemarsi, poi prende il telefono e mi chiama, o mi scrive. Nel frattempo nella mia testa mi passano mille domande: sarà soddisfatto, deluso, felice? In realtà spesso penso anche un’altra cosa: non vedo l’ora che arrivi a casa. Di solito la gara segna la fine di un periodo di lontananza, dopo un ritiro di molte settimane magari; mi devo trattenere la sera prima, quando lo saluto, o quando gli faccio l’in bocca al lupo, dal dirgli che non vedo l’ora che torni da me.

L’ultima chiamata pre gara ieri col Re Leone Fabian

Tra quel saluto e il momento in cui ci rivedremo, anche se passano solo un paio di giorni, c’è un frammezzo non indifferente: un’intera gara di triathlon. Per questo nelle giornate pre e post gara gli stati d’animo sono sempre controversi e l’equilibrio emotivo delicato: certo è che ritengo parecchio ingiusto che l’ansia da prestazione la senta io molto più di lui.

Perché poi lui la scarica facendo la gara, certo… Mentre a me il mal di pancia rimane per ore, CON ALE NON VALE!

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