Nipotini in visita a casa degli zii; lo zio Ale in Giappone; una chiamata FaceTime. Si parla, si ride, si scherza, finchè  Ale ci saluta: “Vabbè, ciao a tutti, buonanotte!”.

Vittoria, quattro anni, lo guarda perplessa: “Pecchè vai a letto che fuori c’è il sole???”. Giustamente, la domanda è legittima; metti anche che è nella fase dei perché, quindi chiede spiegazione di qualsiasi cosa le venga in mente, qua ha effettivamente chiesto una cosa intelligente.

Ale mi guarda, già è stanco di suo, ha l’attenuante del fatto che lì da lui è sera, quindi deve andare a letto, aggiungi che conosce Vittoria e sa che non si accontenterebbe mai di una risposta banale e veloce… Insomma, mi precede: “Vai, divertiti, spiegaglielo adesso! Vittoria ora te lo dice la zia, ciao!”.

Le chiamate Facetime con lo zio Ale che assomiglia sempre più al Re Leone.

Cioè, dopo aver creato lui la cosa, se ne lava le mani e taglia l’angolo. E io, che oltre ad un’amorevole zia sono anche maestra, so che i bambini non vanno lasciati senza risposte, soprattutto se fanno buone domande come questa. Allora inizio, la prendo larga. “Sai che lo zio Ale è andato via con l’aereo, no? E lui ha fatto tanta strada in aereo, quindi adesso è in un posto in cui è già notte, perché il sole sta facendo luce a noi adesso e non dove è lui…”. Mia sorella divertita che ascolta, curiosa di vedere come ne sarei venuta fuori. “Ma se il sole fa luce a noi allora poi si sposta e fa luce a lui di nuovo?”. Mmmmm, ok Vittoria, facciamo che ne riparliamo quando inizi la scuola?

1 anno dopo. Una domenica a pranzo, lo zio Ale di nuovo in Giappone, nello stesso posto dell’anno scorso. Una chiamata Facetime, in cui poi saluta, e gli scappa un “Buonanotte a tutti”.

Vittoria, cinque anni. La sua bella coscia di pollo in una mano, e una patatina nell’altra, le si dipinge sul viso un’espressione più che perplessa. “Buonanotteeeeeee…?” dice, come se stesse parlando con uno scemo. Ale si mette a ridere, io provo a vedere se magari funziona un nuovo: “Ma sì, sai che lo zio Ale è andato va con l’aereo, in un posto lontano, dove da lui ora è notte…”.

Mia sorella, stavolta, aveva agito di prevenzione: “Ti ricordi che ieri ti ho fatto vedere sul mappamondo dov’è lo zio Ale ora?” Sempre col pecosso in mano: “Ah, sì, in America”.

No, lì era dove è stato quest’estate con la zia, l’altro posto che ti ho fatto vedere”.

Insomma, non l’abbiamo comunque convinta. A me però non sta in tasca non riuscire a spiegarle questo concetto. Sabato l’ho portata in piscina e poi ha voluto venire un po’ a casa mia. Altro mappamondo su cui si è subito fiondata. Dai che è la volta buona… Le ho fatto vedere dove siamo noi, dove è Ale in questo momento, zona illuminata e zona d’ombra… Nei paraggi però avevo solo una piantina grassa. Ha fatto da sole.

CON ALE NON VALE, perché oltre a dover spiegare ad una bambina di 5 anni una cosa che si studia in quinta elementare, solo perché lui dice “Buonanotte” alle due del pomeriggio, Ale non era neanche lì per vedere come sono stata esaustiva e chiara nell’esposizione. Piantina grassa a far da sole a parte.

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