E alla fine le vacanze arrivano anche per loro. I triatleti, una “razza” di sportivi che in estate è nel clou della stagione lavorativa, e finiscono per far le vacanze in inverno, sostanzialmente in novembre. 344 giorni di attività durante l’anno, compresi Natale, Pasqua, e primo dell’anno, e 21 giorni contati di stop a fine stagione. Per quanto io sia la prima a desiderare ardentemente il suo periodo di stop, vivendo alcuni weekend invidiando fortemente chi può riposarsi un po’ di più (e stare a letto fino a tardi, o anche semplicemente fare delle cose da persone normali), ecco, quando poi arrivano quei 21 giorni… Non vedo l’ora che passino, e Ale torni ad allenarsi! “Mai contenta”, direbbe mio papà. Ma bisogna viverlo per capirlo… e provare ad immaginare: cosa succede quando uno che si allena dalle 6 alle 8 ore al giorno per 11 mesi l’anno, all’improvviso non fa più nulla per tre settimane? 

Ognuno è provvisto di una certa dose di energie da consumare durante la giornata; uno come Ale, le investe quasi tutte nell’allenamento, tanto che il più delle volte arriva a sera che è un cadavere. Il problema emerge quando ha una certa quantità di energie… e nessun allenamento da fare!

O meglio: giusto per tenere il corpo in movimento, avrebbe una corsa leggera ogni due giorni. Ottimo, può accompagnare me. Uno si immagina che, nel “Corri con Fabian”, si vada, ovviamente, più veloci. E invece no: oltre a portarmi a correre sui Colli (vedi post precedente), quando siamo insieme mi fa pure correre più piano, perché, dice: “Devi fare base aerobica e abbassare i battiti”.

Bene, oltre allo sport, ci sono anche tante cose carine e interessanti che uno potrebbe mettersi a fare, se ha tempo libero da occupare: fare una lavatrice, stenderla, passare l’aspirapolvere, eliminare tutte le cimici morte sul terrazzo nel periodo settembre-novembre che ancora non si sono decomposte da sole, sistemarsi almeno un po’ il disastro nella “sua” camera… etc, etc, etc. Potrei continuare, ma non servirebbe: di queste cose, non ne ha fatta manco una. Casino e disordine in casa, invece, quelli sì li ha fatti. Tanto per dire: un giro in mountain bike con un amico, poi, volenteroso, ha messo la roba piena di fango in ammollo dentro la vasca, e l’ha lasciata lì una settimana (a chi è toccato poi sciacquare tutto per mezzora prima di far la lavatrice?).

Altro problema: la vita sociale. È vero che non ne ha molta durante l’anno. Ma voler condensare tutti i sabati sera persi di 11 mesi, in tre settimane… Sì, pare assurdo, ma l’ha voluto fare. Abbiamo cenato a casa due sere, su 21. Il resto era tutto un: “Andiamo qui”, “Andiamo lì”, “Sentiamo Tizio per aperitivo”, “Sentiamo Caio per una cena”, “Invitiamo qui Gianni e Pinotto?” (ma che poi cosa vuoi invitare che la casa è un disastro?!). E poi il cinema. Quando non sapeva cosa fare: “Andiamo al cinema stasera?”.

Comunque, fosse stato solo un eccesso di energie alla sera, vabbè, bastava trovargli qualcosa da fare. Ma c’era anche la mattina. Quando uno si sveglia che tanto è in vacanza, quando lo aspetta una giornata rilassata che potrebbe tranquillamente passare sul divano (cosa che in ogni caso lui non fa), e ciò che lo rende più felice è iniziare a romperti le balle, parlandoti (se gli parlo io quando ha sonno mi butta diretta giù dal letto!), facendoti il solletico, ma soprattutto…. Togliendoti il piumone! Questa cosa mi rovina la giornata in un nanosecondo fin da quando ho 6 anni, e mio papà me lo faceva per dispetto la mattina se non mi alzavo subito; arrivavo a scuola ancora col muso.

Questo è Fabian alle 6.37 del mattino, di ritorno dalla Puglia.

Insomma, negli anni ho capito che nel suo offseason il rimedio più valido sarebbe quello di Izma, de Le follie dell’imperatore, quando a denti stretti, e sbattendo i broccoli, dice al suo aiutante Kronk: “Dagli una botta in testa!”.

CON ALE NON VALE, perché in uno dei suoi momenti di esplosione di energia, mentre saltellava per casa euforico per non si sa quale motivo, ha pensato bene di saltellare anche sul divano, dov’ero seduta io, a detta sua per farmi le coccole, ma finendo per tirarmi una ginocchiata fotonica in testa, che mi ha rintronata tutta. E mentre si scusava, mortificato, e io avevo le lacrime agli occhi dal male e non sapevo se sotterrarlo di parole… Alla fine, mi è anche venuto da ridere.

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