La corsa non è il mio forte. Mi piace chi corre, mi piace chi prova un senso di libertà e leggerezza facendolo, mi piace chi riesce a pensare e chiarirsi le idee correndo. Io, l’unica cosa che riesco a pensare quando corro è: “Quanto manca?” e “Chi me l’ha fatto fare!?”. Non ho un passato da grande atleta: ho giocato a pallavolo, ed ha poco a che fare con gli sport di resistenza: il massimo di corsa che facevamo erano i 5 minuti di riscaldamento pre partita, che non erano mai 5, e soprattutto ad un’andatura che non si poteva neanche definire corsa. Anche perché, tendenzialmente, erano minuti di aggiornamenti sentimentali e pettegolezzi con le compagne di squadra. Ricordo un’allenatrice che ci diceva: “Vi sento parlare… Se continuate a parlare significa cha avete ancora fiato, quindi per me potete pure continuare a correre!”. 

Io quando corro faccio una fatica bestia. Per questo ammazzerei Ale quando mi corricchia vicino, per nulla provato, e mi invita a guardarmi intorno, ad ammirare la Natura e a respirare l’energia… Ma se non riesco neanche a respirare per sopravvivere, ma cosa vuoi!?! Il problema è che VOGLIO correre. Sono un paio d’anni che mi sono decisa a farlo, che ci ho provato (finora con non grandi risultati), che ho l’obiettivo di correre agevolmente almeno 10km. È un periodo sufficiente per rendersi conto di quanto l’effetto della corsa sia positivo per il corpo, quando tutto funziona e non rischi di svenire per il caldo o per un calo di zuccheri (“Eh, perché non hai mangiato niente quando sei rientrata, quante volte ti dico che devi mangiare?!”).

Ci ho messo cinque anni per appassionarmi alla corsa. Prima non ne volevo proprio sapere. Certo, ogni volta che andavo ad una gara di triathlon, soprattutto quelle in Italia, sentenziavo: “Certo che sto clima ti fa venire proprio voglia di farlo… Dai, l’anno prossimo lo faccio anche io!” (ecco, questo lo dico dal 2014, ma non penso si realizzerà mai!). 

Mi ha appassionato soprattutto il contatto con chi corre; vedere chi lo fa per lavoro, senza potersi permettere di mollare (come faccio io a volte). Stare un periodo in ritiro con gli atleti è pazzesco: ti alleni in pista con loro e li senti, che anche loro fanno fatica, che sentono l’altura, come a Flagstaff, a 2100mt, sentono il caldo. Si dicevano tra loro i lavori di corsa che dovevano fare, e il più semplice era tre volte peggio del mio allenamento più duro. La mia amica canadese, Jo Brown, quando stavamo in Arizona, ripeteva una frase, è diventata un po’ un motto in casa: “I think you can do it”. Io credo che tu possa farcela. 

La dicevamo anche per prenderci in giro, tipo quando uno non aveva voglia di andare a far la doccia o di alzarsi per prendere un bicchiere d’acqua: I think you can do it.

La sto facendo mia un po’ alla volta, la corsa. Ma la vivo e la sento, in un certo qual modo, anche guardando gli altri. Guardando lui. La sua fatica, il suo impegno. A volte mi stanco anche solo a vedere lui stanco! Ma altre volte mi emoziona la sua corsa, che sento dentro. In alcune gare mi batte il cuore come se stessi correndo io, anche se le sto guardando dal computer. Mi manca il fiato come se non riuscissi a respirare per lo sforzo. Mi sento leggera come se avessi corso bene e ora fossi soddisfatta di me. 

Come a Rio. Lui non ci crede, ma io ho sentito ogni suo passo di quei 10 km (e intanto saltavo un paio di sedie della tribuna per vederlo passare anche dall’altra parte), avevo lo stomaco contratto e il cuore a duemila. In realtà so di non essere stata l’unica a sentire le emozioni di quella corsa, visto che so di gente in piedi sul divano peggio di una partita della Nazionale! Fatto sta che quella è stata la spinta. Ora quelle emozioni le voglio mie. Voglio sentirle in prima persona, e trasmetterle a mia volta. Non come una che ha sempre corso nella sua vita, e che quindi lo fa con abbastanza facilità. Voglio mettere in campo tutta la mia determinazione, voglio superare tutti quei limiti che con disarmante facilità sono emersi quando correvo, perché la corsa ha questo potere, te li schiaffa davanti senza alcuna dolcezza, e tu li vedi, non li vuoi accogliere, piangi, ti ribelli perché i limiti non li vuoi avere. Ma un passetto alla volta li superi. E “Quello che una volta ti sembrava impossibile, un giorno diventerà il tuo riscaldamento”. E un giorno per me i miei 10 km saranno così: un riscaldamento, una “corsetta” per liberare la mente e schiarirsi le idee. Nel frattempo, continuo a lottare. Ovviamente, ho anche fregato ad Ale qualche completo da corsa che non usa più, dei vecchi sponsor… nella speranza che ci fossero rimaste dentro un po’ di forza e velocità, ma niente.

CON ALE NON VALE, perché io ci speravo, ma avere un fidanzato olimpionico purtroppo non ti fa andar più forte…

One Reply to “RUN, BABY, RUN!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *