È già da diverso tempo che l’idea di arrivare al fatidico traguardo dei 30 anni un po’ mi preoccupa. Sarà che cresci con l’idea che uno a 30 anni è già vecchio, sarà che, quando hai 20 anni, a 30 ti immagini già con una casa, un paio di figli, sei convinto che sarai maturo, saggio, libero…

Poi ci arrivi, e un po’ vecchio inizi a sentirti davvero. Il sabato sera non reggi più come una volta, ad una certa ora tutti iniziano a sbadigliare. Nella strada verso casa, mentre non vedi l’ora di buttarti a letto, incroci ragazzi che da casa ci sono appena usciti, e loro non vedono l’ora di fare serata e divertirsi; a volte provi a fare sport, e ti viene il fiatone dopo due minuti di corsa, cosa mai successa in passato, che magari fumavi pure! Quello che mangiavi a 18-20 anni, ci metti un paio di minuti a mangiarlo, come ai vecchi tempi, e minimo un anno a smaltirlo (le valangate di schifezze che mangiano i maschi adolescenti poi vengono commemorate nei secoli a venire, con una nostalgia incredibile e uno sguardo triste davanti ad un singolo boccale di birra media ancora pieno a metà, quando ai “tempi d’oro” se ne bevevano 7-8 in una serata come si deve).

Parlo dei maschi perché preferisco tralasciare la situazione delle donne. Quando a 20 anni senti la fatidica frase “Il metabolismo cambia”, tra un po’ cerchi il significato di metabolismo perché non ti sei neanche mai posta il problema di cosa sia quel meccanismo che ti permette di mangiare pizze, piadine, cioccolata della macchinetta, Nutella a cucchiaiate e gelato dalla vaschetta, e senza fare il benché minimo sport (se non il camminare dalla fermata dell’autobus a scuola, o in centro il sabato pomeriggio) ti permette di avere un fisico da shorts e minigonne, e senza neanche il bisogno dei tacchi “per slanciarti”. Poi arriva un momento in cui inizi a capire. E di solito è dai 25 in poi. Così vorresti non arrivasse mai quel fatidico 30. Fino a 28 ancora ancora, ti senti giusto un po’ distante, fuori pericolo… 29 è zona rossa. Allarme in corso, ma ormai la condanna è inesorabile. 

Quell’unico capello bianco, che puntualmente viene tolto con la pinzetta e puntualmente ricresce (ed è una leggenda che poi ne ricrescano 7, il bulbo è sempre uno solo!) viene accolto solitamente sempre allo stesso modo da ogni donna: con un urlo. A cui segue la tipica domanda “Lo vedi anche tu?!?!” al fidanzato, che non può far altro che confermare; il mio in realtà ha anche fatto un sorriso sornione, aggiungendo: “Ma sì, che sei bella lo stesso”. Risposta sbagliata.

Da lì inizia una fissazione (con caratteri più da fobia, in realtà) e ogni tanto la richiesta di una perlustrazione accurata per vedere se nel frattempo ne siano spuntati altri. Di solito io, facendo la maestra, richiedo la perlustrazione accurata ad ogni nuovo caso di pidocchi a scuola, e mentre lui spazientito mi risponde: “Vale, ancora, non ce li hai i pidocchi, sta tranquilla!”, insisto: “Vabbè ma guarda anche se per caso c’è qualche capello bianco, già che ci sei…”. 

Tutti gli articoli che parlano di decadimento fisico inarrestabile dai 30 in poi di certo non aiutano, hai voglia a dire (e a cercare di autoconvincerti) che la società adesso è cambiata, e che i 50 sono i nuovi 30, e i 30 i nuovi 18. 30 sono 30… e non li aspetti certo con impazienza. 

A meno che…

A meno che quel giorno non accada qualcosa di bello. Qualcosa che può davvero farti venire voglia di attendere con gioia quel momento. Qualcosa che ti faccia essere felice di iniziare una nuova vita, dal giorno dei tuoi 30 anni in poi. Qualcosa come… Un matrimonio. Il TUO. Con la persona che da un po’ di anni ha reso speciale quella giornata, non per aver fatto chissachè di speciale (la serata del mio compleanno è da sempre una festa con gli amici, che mi organizzo da sola), non per chissà quali regali che ha fatto (di solito Fabian ha un po’ di problemi di tempistiche coi regali, che possono arrivare a distanza di mesi dall’evento, e soprattutto va in crisi perché non sa mai cosa farmi), ma per il semplice fatto che lui ci sia, nella mia storia, che ne faccia parte, e che sia lì a “celebrare” con me quel giorno in cui la mia vita ha avuto inizio.

Dopo 30 anni da quel 8.9.89, la mia vita avrà un nuovo inizio. L’8 settembre sarà il nostro primo giorno da marito e moglie. In realtà non è stata una scelta calcolata: semplicemente era l’unico sabato possibile, a settembre, appena finita la stagione. Poi ci abbiamo pensato, e abbiamo fatto caso ad una coincidenza: lui mi ha chiesto di sposarlo il 6 gennaio, il giorno prima del suo compleanno. E allora ci stava alla grande farlo il giorno prima del mio! E poi ho pensato anche ad un’altra cosa…

CON ALE TANTO VALEva star lì a chiedergli di sforzarsi addirittura tre volte l’anno, per trovare dei possibili regali da farmi: Natale, compleanno e anniversario. Molto altruisticamente, ho pensato di facilitargli il compito: ora anniversario e compleanno può condensarli in un unico regalo. Ma deve essere “doppio”. 

One Reply to “30 ANNI… COL BOTTO!”

  1. Complimenti per il racconto.potrebbe essere la trama di una storia di un film d’amore.ma invece è la vostra vita.mi è piaciuto leggerlo e pensare a voi.e troppo presto per gli auguri.ma penso di venire da voi a farveli.ve lo meritate.intanto buone cose.dai che il tempo vola e i preparativi sono tanti
    … Azz vendo avuto due sorelle
    So che le cose sono tante…a presto Sergio Casagrande….

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